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Origini
Le origini della città di Casarano sono incerte. Leggenda e storia fanno risalire la sua nascita al periodo romano quando, attorno al I secolo a.C., queste terre furono assegnate al centurione romano Caesar per meriti militari, conseguiti durante le guerre civili. Le origini romane sono tuttavia confermate dal rinvenimento di due epigrafi scoperte durante i lavori di restauro della Chiesa di Santa Maria della Croce in Casaranello e dal tracciato della Via Appia Traiana che da Brindisi giungeva sino a Vereto e che lambisce il territorio della città.
Epoca bizantina e invasioni barbariche. Tra il V e l'XI secolo, durante la dominazione dei Bizantini, Casarano divenne, come del resto tutto il Salento, terra di incontro tra cultura orientale e cultura occidentale. Sino al XVI secolo continuarono a coesistere i riti greci e latini.
Nel 842 d.C., l'invasione dei Saraceni causò il declino dell'originale nucleo abitativo e determinò la nascita di un nuovo centro abitativo, che venne denominato Caesaranum magnum (attuale Casarano), in contrapposizione al nucleo originario di Caesaranum parvum (Casaranello). Si susseguirono inoltre le invasioni dei Goti, dei Visigoti e di altre popolazioni barbare.
Dai Normanni ai Veneziani.Con l'avvento dei Normanni, il feudo di Casarano fu assoggettato, da Tancredi d'Altavilla nel 1189, a Ottavia Fuggetta. Con gli Svevi, appartenne a Goffredo di Cosenza, che sconfitto a Benevento nel 1266 ad opera di Carlo d'Angiò, lo dovette cedere a Pietro di Bertinaccio. Il feudo di Caesaranum Magnum passò dunque nelle mani di diverse casate nobiliari tra i quali i Tomacelli. Alla famiglia Tomacelli appartenne Bonifacio IX, papa dal 1389 al 1404. Nel 1484, durante il periodo aragonese i veneziani, che avevano espugnato la città di Gallipoli, si insediarono a Casarano e in altri centri vicini.
Dal Cinquecento ai nostri giorni Dopo il breve periodo dei veneziani, il feudo passò nelle mani dei Filomarino, dei Conca e dei D'Aquino. Nel 1639 era feudatario Matteo D'Aquino che restaurò e ingrandì la chiesa della Madonna della Campana. Il XVIII secolo fu un periodo di rinascita sociale con la creazione di enti assistenziali e la costruzione di varie chiese. Nel 1717, con il duca Giacinto D'Aquino, venne eretto l'austero castello, oggi di proprietà dei De Lorenzi. Nel Novecento si assiste al passaggio dall'economia prevalentemente agricola a quella artigianale ed industriale.
Toponimo. Molto probabilmente le origini di Casarano sono romane. Il nome pare derivi infatti da Caesaranum che indica un vasto territorio appartenente a un centurione romano, un tale Cesare, che ebbe in premio il terreno quale ricompensa per un successo ottenuto in battaglia. Tuttavia non c'è nessuna testimonianza archeologica che confermi quanto appena detto.
Simboli.Descrizione araldica dello stemma:
« Color porpora, al pino d'Italia, di verde, frustrato al naturale, nodrito nella campagna diminuita, d'oro , accollato dal serpente di verde, di tre spire, con la testa rivoltata, posta a sinistra del tronco, con la coda caricante la campagna diminuita. Sotto lo scudo, su lista bifida e svolazzante di porpora, il motto, in lettere maiuscole di nero ESTOTE PRUDENTES SICUT SERPENTES. Ornamenti esteriori di Città. »
(Comuni-Italiani.it)
Blasonatura del Gonfalone:
« Drappo giallo con la bardatura diminuita, di porpora, riccamente ornato di ricami d'oro e caricato dello stemma comunale e con la iscrizione centrata in oro, recante la denominazione della Città, Le parti di metallo ed i cordoni sono dorati. L'asta verticale è ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia è rappresentato lo stemma della Città e sul gambo è inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro. »
(Comuni-Italiani.it)





Le Chiese
Chiesa Santa Maria della Croce
La chiesetta paleocristiana di Santa Maria della Croce è fra i più antichi luoghi di culto cristiano al mondo, con mosaici del V secolo nella zona presbiterale e affreschi d'epoca bizantina.
Il primo nucleo costruttivo, a pianta latina, risale al 450 d.C. Nel corso dei secoli l'edificio subì diverse modifiche ed aggiustamenti. Al XIII secolo risalgono gli affreschi della volta e della navata centrale; nel XIV secolo furono aggiunte le navate laterali più basse.
Presenta un semplice prospetto a capanna con un modesto rosone centrale sormontato e scolpito da un ampio arco di scarico, e, in basso, un semplice portale rettangolare sul quale si apre una lunetta. L'interno custodisce pregevoli dipinti e mosaici. Alla prima fase di vita della chiesa risale lo splendido mosaico a tessere policrome situato nella volta dell'edificio con un motivo a coda di pavone. Inoltre vi è la raffigurazione del Paradiso celeste e del Paradiso terrestre. Del mosaico pavimentale rimane solo un piccolo lembo posizionato su un muro perimetrale.
Tra i numerosi affreschi (secc. XI-XIV) si menzionano quelli raffiguranti la Vergine con Bambino, Santa Barbara, figure olosome di santi greci, la Deesis con il Cristo Pantocratore e scene della Passione e morte di Cristo. Nella volta a botte della navata centrale sono presenti affreschi gotici del XIII secolo raffiguranti scene della vita di Santa Caterina d'Alessandria e di Santa Margherita d'Antiochia.
Cripta del Crocifisso
Situata in aperta campagna, nel territorio del comune di Ruffano, la cripta basiliana del Crocefisso o di Santa Costantina è un ambiente ipogeo naturale trasformato in luogo di culto dai bizantini nell'XI secolo. Nonostante ricada in territorio ruffanese e sotto la giurisdizione ecclesiale della Chiesa Madre di Ruffano, la cripta è stata da sempre ritenuta parte integrante della città di Casarano.
La zona circostante la cripta, nelle cui vicinanze sono ancora presenti i ruderi dell'antico convento appartenuto dapprima ai monaci basiliani e successivamente agli Olivetani, rappresenta un importante sito preistorico, storico e naturalistico. Graffiti di epoca paleolitica e fossili risalenti a comunità del periodo Neolitico convivono con le affrescate pareti della grotta. Degli affreschi bizantini si ricordano quello del Cristo crocifisso con San Giovanni Apostolo e Maria Addolorata e quello raffigurante Santa Costantina.
Chiesa Madre
La Chiesa Matrice, edificata nel tipico barocco leccese nei primi anni del XVIII secolo, è dedicata a Maria SS. Annunziata. Sorge sulle fondamenta di un preesistente edificio, risalente al Cinquecento e di cui rimangono i caratteristici archetti.
L'elegante facciata è caratterizzata da una balaustra e dalla presenza di tre nicchie; la prima, centrale e sovrastante il portale, ospita la statua di San Giovanni l'Elemosiniere; le altre, poste ai lati, conservano le statue di San Pietro e di San Paolo.
All'interno, a croce latina, si possono ammirare numerosi dipinti tra cui alcuni del leccese Oronzo Tiso e del Coppola. L'altare maggiore è in marmi policromi così come la balaustra. Dietro l'altare maggiore si colloca il coro ligneo del 1700; della stessa epoca è la balaustra della cantoria e l'organo a canne. Nella parete di controfacciata, vi è collocato un dipinto di 50 m2 che raffigura l'episodio biblico della fornace di Babilonia, realizzato nel 1763 dal Tiso. Nove sono gli altari laterali finemente lavorati e scolpiti nella tenera pietra leccese. Alcuni di essi, così come il portale d'ingresso, provengono dalla Chiesa di San Francesco della Scarpa di Lecce e furono trasportati nel 1874 allo scopo di arricchire la decorazione dell'edificio.
Chiesa di San Domenico
La chiesa di San Domenico è una struttura barocca edificata nel XVII secolo. Sorge sui resti di una chiesa precedente, forse del Quattrocento e assunse l'aspetto attuale solo nel 1738 in seguito all'ampliamento absidale. La dedicazione dell'edificio non è stata sempre la stessa. Dapprima dedicata a Santa Maria delle Grazie, fu in seguito intitolata a San Tommaso d'Aquino ed infine a San Domenico. Addirittura la prima chiesa quattrocentesca era dedicata a Santo Stefano.
La chiesa presenta una pianta a croce latina con tre navate, una centrale e due lateri. Lungo le navate insistono alcuni altari di modeste dimensioni e pregio artistico. Nel transetto sono posizionati i due altari più importanti, entrambi dedicati a San Domenico: a sinistra vi è la tela raffigurante il sogno di San Domenico che con la sua dottrina regge le sorti della Chiesa, nell'altare di destra vi è la tela raffigurante la Vergine che porge a San Domenico la coroncina del Rosario. Interessante è inoltre la tela raffigurante Maria circondata da angeli festanti sovrastati dalla Santissima Trinità.
Adiacente alla Chiesa, si innalza l'ex convento dei Domenicani, ora palazzo municipale, realizzato nei primi anni del XVII secolo.
Chiesa dell'Immacolata
La chiesa dell'Immacolata fu riedificata, ex novo, nel 1743 sui resti di una struttura del '500 dedicata alla Vergine Annunziata. La chiesa, che venne eretta con i fondi stanziati dalla Congregazione dell'Immacolata , fu consacrata nel 1760.
Presenta una sobria facciata caratterizzata da una piccola finestra ovale e da un portale inquadrato in una cornice e sormontato da un architrave. Durante i recenti lavori di restauro del prospetto sono riemersi due affreschi settecenteschi raffiguranti la Madonna Annunziata e l'Arcangelo Gabriele.
L'interno, ad aula unica, è uno scrigno di pregevoli opere d'arte. Sei tele, del pittore salentino Oronzo Tiso, raffigurano episodi della vita della Vergine: la Presentazione al Tempio di Maria, l'Annunciazione, la visita a Santa Elisabetta, la Purificazione, la Natività di Maria e l'Assunzione.
Adiacente alla chiesa è il monumentale Calvario realizzato dal 1913 al 1918. Nel muro semicircolare sono presenti cinque grandi edicole con i Misteri della Passione di Gesù.
Chiesa e Convento di Santa Maria degli Angeli
La chiesa, insieme al convento, fu edificata nel 1582 e intitolata inizialmente all'Immacolata. Successivamente questo titolo fu sostituito con quello di San Francesco d'Assisi e solo in un secondo momento fu dedicata a Santa Maria degli Angeli. L'origine della costruzione è legata ad un miracolo operato dalla Madonna di Leuca a Salve nel 1569.
La struttura, originariamente a navata unica, subì nel corso dei secoli diverse modifiche fra le quali l'aggiunta delle due navate laterali. Il nucleo originario è in stile tardo barocco con alcuni tratti, specie nella zona absidale, manieristici. L'attiguo convento, sede dal 1897 dei Frati Minori, risulta essere snaturato da incaute ristrutturazioni.
Chiesa Madonna della Campana
La chiesa della Madonna della Campana si erge su una collina di circa 160 metri d'altezza, dalla quale è possibile scorgere il panorama della città e delle campagne circostanti.
La storia di questa chiesa si perde fra vaghe informazioni e leggende che la vogliono fondata dai Greci o dai Normanni. I primi dati certi risalgono alle due bolle papali, la prima concedeva l'elevazione della chiesa intorno al 1308 e la seconda, dell'anno 1500 ne dava la conferma. Nei primi decenni del XVII secolo, l'allora feudatario D'Aquino ed il popolo di Casarano, decisero di abbattere la prima piccola chiesa e ne costruirono una più grande che è quella attuale ultimata nel 1639: lunga 18 metri, larga 8 e alta 13.
Nel 1679 Fratello Onofrio affresca la parete posteriore dell'altare maggiore con la Gloria del Paradiso e probabilmente sono da attribuire allo stesso le altre pareti della chiesa tra i quattro altari laterali. Al centro dell'altare maggiore, affrescata su una pietra levigata, vi è l'immagine della Vergine col Bambino. Si tratta di un'icona di pretto stampo orientale ma non è chiaro se il monolito sia stato portato qui dai monaci basiliani della prima o della seconda migrazione, o se sia stata invece dipinto in loco da qualche anacoreta frescante del vicino cenobio del Crocifisso o da qualche scuola pittorica fra le tante fiorite fra i monaci basiliani.
La leggenda narra che agli albori del '600 sul colle di Casarano si estendeva la proprietà di un vecchio feudatario, possidente un grosso gregge di buoi. Un giorno il massaro di questi, che si occupava del bestiame, si spinse con la mandria fino all'estremità del colle. A sera, rientrando alla fattoria, si accorse che mancava un bue. Tornato indietro, trovò sulla cima del colle il bue inginocchiato che con le corna scavava la terra e, a ogni cornata, si sentiva suonare una campana. Il massaro corse dal padrone a raccontare l'accaduto, ma questi, incredulo, volle recarsi sul posto. Ivi giunti, constatarono che il bue con le corna aveva segnato una croce sul terreno. L'indomani il feudatario, nel punto dov'era la croce, fece scavare in profondità e con grande sorpresa fu riportato alla luce un catafalco di pietra raffigurante l'immagine della Madonna con il Bambino. In quel luogo il feudatario fece costruire una nicchia per porvi quella sacra immagine da lui chiamata "Madonna della Campana", curandosi che ogni sera fosse acceso un lumicino ad olio, rito che si tramandò fino alla costruzione del tempio che sorse ad opera di un ricco mercante greco che lo fece erigere per grazia ricevuta. Si dice infatti che questi in una notte tempestosa navigava con un piccolo veliero nelle acque del Mar Ionio e, sul punto di naufragare, invocò il nome della Madonna. Fu allora che scorse un lumicino lontano e puntando la prua in quella direzione riuscì a toccare terra. Camminò tutta la notte per raggiungere quella luce e solo all'alba fu ai piedi della Vergine. La chiesa che fece costruire conserva tuttora quella sacra immagine venerata ogni anno la domenica successiva alla Pasqua.La Madonna della Campana, cui la chiesa è dedicata, è la compatrona di Casarano insieme a San Giovanni l'Elemosiniere. È altresì protettrice dei cavamonti, minatori di un tempo che estraevano dalla roccia locale il carparo necessario per le costruzioni.





